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Lisippo atleta di Fano

L’Atleta di Fano, il Lisippo, il Getty bronze. Sono questi i diversi nomi che, tutti, fanno capo ad una splendida statua bronzea che ritrae un giovane atleta che si autoincorona dopo la vittoria. Pescata da marinai fanesi in Adriatico più di quarant’anni fa, l’opera è finita per vie traverse negli Stati Uniti, a Malibù, dove si trova tuttora, presso il Getty Museum di cui è la principale attrazione. Ma oggi, anche alla luce delle nette prese di posizione da parte del governo italiano e di una battaglia legale e culturale che si protrae da anni, la speranza di poterla veder tornare in Italia, nelle Marche, sembra farsi sempre più concreta. Qui a seguire, la testimonianza di Paolo Masi, albergatore di Gabicce, esperto subacqueo, autore del libro “Il nostro Mare” pubblicato nel 2008, con a cuore la restituzione da parte delle Autorità preposte americane del bronzo alla Città di Fano.

“A cosa serve conoscere quanti erano i membri dell’equipaggio? Perché censurare e dissociarsi da un viaggio di un marinaio, se con il suo sopralluogo al Getty Museum, indicando con un dito il punto in cui nel 1964 era stata tolta la prima concrezione marina, ha dato una ulteriore testimonianza che il bronzo è di provenienza fanese? Finiamola con la confusione dei segreti. I segreti dell’Atleta di Fano sono tutti su Wikipedia, basta leggerli. Ne resta uno solo, e lo rivelerò io. Dopo 46 anni dal suo fortunoso ritrovamento, del viaggio a Los Angeles del pescatore italiano che lo vide riemergere dal fondale adriatico nel 1964, informati da me i primi a saperlo furono gli americani e loro ignorarono la notizia. Evidentemente la novità in se stessa, resa pubblica, ledeva i loro interessi. Tanto è vero che per renderla di dominio popolare mi sono dovuto rivolgere ad una agenzia di stampa italiana, l’Ansa. E la notizia è rimasta circoscritta in Italia. Dopo il brillante lavoro del PM Silvia Cecchi, portato a buon fine dal GIP Lorena Mussoni, la finalità che deve accumunare tutte le persone che hanno a cuore il ritorno del bronzo è quella di restare uniti, per trovare la soluzione affinché questo “sogno” diventi una palpabile realtà. L’Atleta di Fano è un’opera d’arte di altissimo valore artistico che appartiene alla cultura mondiale, e deve rientrare a far parte del patrimonio artistico italiano. Su questo non c’è alcun dubbio. Per l’amministrazione municipale fanese il recupero di questa opera d’arte deve essere l’intento primario. Della petizione dell’Assessorato di Fano di alti esponenti culturali italiani ho appreso dai giornali. Ho il massimo rispetto per questa lodevole iniziativa e sulla sua buona fede che… richiama valori condivisi sui beni culturali, sul rispetto del diritto, sull’amicizia e sul dialogo tra i popoli… per cui la restituzione della statua risulti spontanea e naturale… ! Sono belle parole ma, purtroppo, resteranno tali. Non è agitando il ramoscello d’ulivo verso gli americani che otterremo la restituzione dell’opera d’arte. Sono stato più volte negli Stati Uniti, dopo Roma New York è la città che più amo, conosco bene la mentalità americana. Gi americani sono nazionalisti oltre ogni limite, e quando si ledono i loro interessi diventano aggressivi, ed anche molto opportunisti. Non per niente, e ne sono fieri, la loro politica attuale si identifica con quella della Roma dei Cesari. Nondimeno non raggiungeranno mai quell’antico splendore. Uso parole forti, tuttavia, rispecchiano la realtà. Per ottenere la restituzione dell’opera d’arte dobbiamo iniziare una dura battaglia… e vincere una guerra! Il PM Silvia Cecchi e il GIP Lorena Mussoni con il loro coraggio – il bronzo è un bene inalienabile dello Stato italiano… e deve essere posto sotto sequestro ovunque esso si trovi – hanno messo la chiave e aperto la porta della stanzetta in cui è racchiuso il bronzo al Getty Museum. Sebbene abbia fatto ricorso sulla sentenza il museo americano è perfettamente consapevole di questa nuova situazione che lo penalizza. A questo punto spetta ai politici trovare la giusta transazione per riportarlo a casa. In questo momento la domanda da farsi è se questi troveranno la “volontà e la determinazione” espressa dai due giudici italiani e saranno alla loro altezza. In questa vicenda chi è l’esponente politico più influente? La sua sede non è a Roma, è a Fano. Ed è il primo cittadino di questa città, il sindaco. Se io fossi il sindaco di questa città farei così. Innanzitutto darei assoluta rilevanza mediatica all’evento. Poi volerei a Los Angeles per una “visita di cortesia” al Getty Museum, chiederei un incontro con la dirigenza di quel museo, e stringerei la mano a quei signori. Magari dall’Italia, dopo aver chiesto il permesso ai nostri Beni Culturali, porterei in dono una nostra antica anfora romana adriatica, ne possediamo migliaia nei nostri magazzini museali, e in quel paese, invece, sono un prezioso reperto archeologico. Oltre a questa consegnerei un libro a quei dirigenti, che racconti la storia dell’antica città romana di Fanum Fortunae. Un testo rigorosamente scritto in italiano, se in latino ancora meglio. La cultura romana della quale siamo gli eredi e di cui gli americani sono molto rispettosi, impone questo atteggiamento. E poi direi a quei signori. “ This is a gift… questo è un regalo dell’antica città romana di Fanum Fortunae, di cui ora sono primo cittadino. Le rammento che un tribunale italiano ha “sentenziato” che il vostro museo ha acquistato illegalmente una “nostra” opera d’arte. Per questo motivo le consiglio di aprire un tavolo di trattativa con le autorità culturali italiane, che preveda un giusto risarcimento per il vostro museo. Un indennizzo che soddisfi entrambi i contendenti, con prestiti temporanei di opere d’arte da parte delle autorità culturali italiane. In caso contrario, se questo museo persisterà nel suo atteggiamento negativo, chiederò alle nostre autorità che venga applicato un “embargo culturale totale” verso il Getty Museum. In modo tale che, facendo pressione anche sugli altri musei sparsi nel mondo, al Getty Museum non venga concesso alcun scambio culturale di opere d’arte…. neppure una “fibula” romana giungerà più a questo museo. Al suo paese riconosco il merito di essere la più grande potenza militare, tuttavia, le rammento che il mio è la potenza artistica più imponente, perché il 60% di opere d’arte mondiali appartiene all’Italia. E siamo, assolutamente, in grado di mettere in pratica questo avvertimento. La mia città non dimenticherà mai la sua opera d’arte asportata illegalmente dall’Italia, e ogni anno una delegazione di suoi cittadini verrà qui a ricordarvelo”. In una trattativa con gli americani peccare di ingenuità, equivale ad un suicidio diplomatico. Non c’è nessun altro “sentiero” e strategia politica da percorrere se vogliamo che il Lisippo ritorni in Italia, e a Fano. Una iniziativa eclatante per un sindaco? La vera iniziativa storica e eclatante è stata quella di due signore, due magistrati italiani. Se io fossi…”
Masi Paolo

P.s Un’ultima considerazione rivolta al nostro ministro dei Beni Culturali. Il Lisippo non è stata e sarà l’unica opera d’arte trafugata… sino a quando l’attuale e iniqua legge non verrà cambiata.

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